domenica 7 giugno 2009

Monte Zerbion

Una cosa che da tempo volevo fare era quella di andare in montagna senza la compagnia di altre persone, io e la natura, magari a metà settimana quando i sentieri sono meno frequentati. Ho scelto di salire il monte Zerbion perchè non ci sono mai stato e sulla guida viene presentato come una gita facile e molto panoramica. Il cielo azzurro è sporcato solo da qualche innocua nuvola che invece di preoccupare lo rende ancora più pittoresco. Quando lascio l'auto nel parcheggio deserto di Barmasc (1897mt) sono solo le 7.05 di giovedì e l'aria è frizzante. Seguo il sentiero che sale evidente nel bosco di larici, superando le ardesie raffiguranti la via Crucis. L'unica perplessità che mi impensierisce è la neve che potrei incontrare, quest'inverno ha nevicato molto e già dal parcheggio si poteva vedere la forcella del Col Portola (2412mt) un po' innevata, forse sarebbe stato meglio portare almeno una picca.

Proseguo e ammirando l'incantevole vista sul Monte Rosa penso che già così ne vale la pena, dopo tutto i prati sono davvero invitanti per un riposino. Accompagnato solo dal cinguettio degli uccelli proseguo fino ad incontrare i primi nevai, è presto e la neve è ancora dura. Man mano che il sentiero diventa più ripido cerco il modo di evitare uno scivolone zigzagando tra le impronte lasciate giorni prima e le rocce. Ormai non manca molto al Col Portola e il passaggio non sembra impossibile, mi procuro due sassi a punta da usare come picche nei passaggi più antipatici. Mentre studio il tragitto migliore vedo un giovane stambecco che mi osserva dalle rocce sopra il colle, mi fermo per fargli qualche foto mentre lui attraversa con fare spavaldo la parete di roccia di fronte a me, quasi a voler sbeffeggiare il mio incedere incerto con i due sassi. Alle 8.15 arrivo al colle, ho impiegato un po' meno dell'ora e mezza prevista dalla guida nonostante la neve. Mentre guardo il versante della Valtournenche mi infilo un pile per ripararmi dal vento. Speravo di aver superato il tratto più impegnativo ma con un po' di apprensione vedo che la ripida salita finale è ancora innevata! Lascio sul sentiero i due sassi-picca e proseguo lungo il sentiero che percorre la cresta, per ora libera dalla neve. In breve supero l'antecima su cui si trova un Crocifisso, salirò a vederlo al ritorno. La neve è ancora dura ma grazie ad altri due sassi riesco a salire, è un po' come una piccola parete nord che salgo munito delle punte arrotondate degli scarponi da trekking invece dei ramponi e dei sassi al posto delle picche. Proprio in mezzo al nevaio penso alle conseguenze di un probabile scivolone, nulla di serio ma quanti metri di dura salita da rifare! Metto un po' più di forza nel piantare la punte degli scarponi nella neve sperando che tengano meglio. Il panorama è davvero magnifico: il Monte Bianco lontano ma così superbo, il Cervino imponente anche se un po' incappucciato, il Monte Rosa, chissà se riconosco tutte le sue vette? Penso alle mie picche appese in cantina e salgo, ormai la gigantesca statua della Madonna è davvero vicina. Gli uccelli che volano bassi e veloci attorno alla cima sibilano facendosi beffa del mio incedere faticoso. Ecco all'improvviso un rigurgito di civiltà provenire dallo zaino: suona il cellulare, di sicuro sarà Simo che dall'ufficio vuol sapere a che punto sono. Il dubbio è proseguire e richiamare in vetta oppure tentare di appoggiare i due amici sassi e accovacciarmi in modo precario nella neve e provare a rispondere sperando di non scivolare mentre dico: "prontoooooo!" Per fortuna la suoneria tace e percorro gli ultimi metri di neve, dopodiché per facili roccette si raggiunge la vetta (2730mt).

Scopro di non essere il primo ad arrivare in vetta, un altro stambecco mi ruba il traguardo! E' davvero vicino, Simo può aspettare e spero non chiami proprio ora! Scatto un numero considerevole di foto prima separarci, lui a saltellare tra le rocce e io a sdraiarmi stanco sul basamento dalla statua.

Posso avvisare Simo che sono arrivato in vetta alle 9.20. Non è tardi per cui mi invento un sacco di scuse per rimandare la discesa sperando che il sole ammorbidisca un po' la neve. Dopo un'ora di intense attività di vetta provo la neve: è morbida! Per sicurezza inizio la discesa nella neve con in mano un altro sasso, meglio essere prudenti: una scalata non si conclude in vetta ma a casa. Infatti dopo pochi passi scopro che la neve non è morbida e mi tocca scendere con il viso a monte aiutandomi con il sasso e un seghetto che ho nello zaino. Ma è solo un piccolo tratto che forse rimane più spesso in ombra, poco dopo sprofondo nella neve fino alla vita! Il resto della discesa posso farlo quasi tutto correndo. Alle 12.00 sono di nuovo al parcheggio, penso alle parole di Simone Moro: "scalo le montagne perché mi rende felice", forse lo Zerbion non è una gran scalata, ma sono felice lo stesso!

martedì 2 giugno 2009

Una perla del circondario


Ieri gita Como. Sebbene si trovi praticamente "dietro l'angolo" l'abbiamo più volte oltrepassata senza visitarla... Ma una visita val davvero la pena!
Ha delle piazzette che non hanno da invidiare agli scorci di Varsavia e Praga (per fare due nomi di città da noi visitate) avvalorate dal poco distante lungo lago immerso nel verde di piante e giardini antichi.
Ogni singola villa antica sembra avere la sua storia da raccontare e costeggia signorilmente la passeggiata di turisti, sportivi, studenti e di chiunque voglia prendersi qualche minuto per camminare in pace.
Città da 10 e lode. Da lì parte il lago di Como che è a dir poco splendido... ma questa è un'altra storia. Buonatotte